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Istruttori, che cosa si aspettano i ragazzi da voi? Ve lo chiedete mai?

La rubrica curata da Diego Salvamano inizia spiegando che un buon istruttore deve prima di tutto conoscere a fondo ogni componente del proprio gruppo e ogni dinamica che interessa il ragazzo stesso, a partire da una domanda: cosa si aspettano i ragazzi da noi?

Le esercitazioni proposte dagli istruttori sui vari campi di calcio, indipendentemente dalla società in cui si lavora, dovrebbero tenere conto di alcune “regole” di base che permettono di rendere la seduta ancora più efficace e mettono nelle condizioni i nostri ragazzi di esprimersi sempre al meglio.

Vorrei partire proprio dai ragazzi, dai “nostri” ragazzi. Credo che un buon istruttore debba prima di tutto conoscere a fondo ogni componente del proprio gruppo e ogni dinamica che interessa il ragazzo stesso. Viviamo un’epoca in cui nel nostro Paese l’attività motoria prevista nelle ore di scuola è troppo poca; i ragazzi si svegliano la mattina e inizia la giornata scolastica (magari già in modo frenetico, in quanto anche i genitori che lavorano hanno necessità di rispettare degli orari), vivono le ora a scuola con tutta una serie di regole fino a metà pomeriggio quando escono, merenda veloce in macchina e via verso il campo da calcio, finalmente.


Lì ad aspettarli ci siamo noi. Cosa si aspettano da noi? Ve lo chiedete? Io me lo chiedo spesso e anche se adesso per me le cose sono cambiate, lavorando al CFT, cerco di fare in modo che tutti sentano la mia vicinanza, ognuno nel modo migliore. Tra le “regole” di cui parlavamo all’inizio, quelle che teniamo in considerazione quando siamo in campo sono le seguenti:

- organizzazione del campo: gli spazi determinano la buona riuscita della seduta; - clima sereno e gioioso: essere professionali nel modo giusto. No a musi duri, sì a sorrisi e positività; - rispetto della struttura e del materiale: niente è dovuto, tutto va sudato; - momento pre allenamento strutturato: se qualcuno arriva prima in campo devo dargli la possibilità di giocare, come? Preparando di volta in volta qualche gioco che possa gestire in autonomia o con i prossimi compagni che arriveranno; - introduzione e chiusura dell’allenamento: spiegare ai ragazzi gli obiettivi del giorno e concludere lasciando sempre un messaggio per la seduta successiva.

Rileggendole, penso che siano semplici regole attuabili da tutti noi, ognuno adattandole ai propri spazi e ai propri tempi a disposizione. Entrando nello specifico, però, è opportuno in questa prima puntata della rubrica, sottolineare i principi comuni che possono migliorare sensibilmente la qualità delle singole esercitazioni, e che possono aiutare gli istruttori nella gestione della seduta stessa:

- no a numero di tocchi/passaggi predefiniti: lasciarli liberi di scegliere in ogni situazione; - avere giocatori sempre attivi: creare situazioni dove ci possa essere la partecipazione di tutti, dividere i gruppi in numeri più bassi, lavorare in parallelo; - favorire la comunicazione e le relazioni tra i giocatori: ottimo modo per creare autostima nei ragazzi; - complessità degli esercizi/giochi adeguata all’età; - un'intensità nella gestione della palla (trasmissione, tiro in porta) maggiore della precisione: prima facciamo capire che è importante calciare forte e poi andremo anche a lavorare sulla precisione; - stimolare le transizioni: cercare di far capire l’importanza della riconquista della palla ad ogni singolo giocatore, per avere un gioco sempre più continuo.


Ovviamente, come già anticipato prima, un buon allenatore è anche quello che sa adattare perfettamente il proprio allenamento al contesto in cui si trova. Mi piace riportare anche questa vecchia citazione che da quando ho iniziato il mio percorso porto sempre con me, e credo che sottolinei perfettamente quello che un buon istruttore deve avere in mente: “Immaginiamo che tu ed io alleniamo due squadre di ragazzi di 10, 11, 12 anni dello stesso livello in termini di qualità. Tu provi ad insegnare alla tua squadra un buon calcio, un gioco fatto di passaggi e sviluppando principi tattici, mentre io dico ai miei solo di giocare la palla lunga e di provare a calciare in porta. Ti posso assicurare che inizialmente io vincerò sempre contro di te, sfruttando i tuoi errori: intercetto un passaggio sbagliato e goal. Ma se continuiamo con gli stessi metodi di allenamento per un periodo di 3 anni, vincerai praticamente tutte le partite contro di noi. I tuoi giocatori avranno imparato come giocare, mentre i miei no”. Laureano Ruiz, responsabile del settore giovanile del Barcellona Anni '70.


Girando per i campi ho conosciuto e conosco tanti bravi istruttori, ragazzi pieni di passione e idee che riescono sempre a dare il massimo per i propri ragazzi. Quando parlo con loro però troppo spesso finiscono per comunicarmi delle sensazioni negative, siano esse legate al campo, alla società o magari ai tempi a disposizione; ecco, vorrei lasciarvi con una provocazione, sperando possa essere spunto di riflessione per tutti quelli che si sentono più toccati da questo argomento: ogni volta che esprimiamo qualcosa di negativo proviamo a trovare anche una soluzione per migliorare la situazione?

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