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La Nazionale del futuro passa per lo stile di conduzione dell'allenamento.

La rubrica curata da Diego Salvamano in questa seconda puntata affronta lo stile di conduzione da parte degli istruttori, determinante per la crescita e lo sviluppo di un giovane calciatore. Prima di tutto, è necessaria l'interazione tra istruttori e giocatori.

Dopo la prima “puntata” di questa rubrica che mi ha dato modo di confrontarmi con alcuni di voi, approfondendo con interessanti chiacchierate e ottimi spunti riflessivi, affrontiamo oggi un tema che ho altrettanto a cuore e che ogni giorno di più ritengo sia essere determinante per la buona crescita del giovane calciatore: Lo stile di conduzione da parte dell'istruttore.

Premetto che questo articolo non vuole passare per “Si fa così", ma vuole esprimere un parere personale sviluppatosi nel tempo grazie a una metodologia affermata, sperando di lasciare in ognuno di voi il dubbio di dire “Potrei fare così?”.


Prima di tutto partiamo dal concetto di stile di conduzione dell’allenamento: interazione tra il tecnico ed il giocatore, in cui i comportamenti di uno influenzano quelli dell’altro e consentono di perseguire determinati obiettivi.

Se rileggiamo per bene il significato, capiamo da subito che si tratta di uno snodo fondamentale per la buona (e giusta) crescita del giovane calciatore; credo che sia assolutamente così.

Nel calcio moderno possiamo riconoscere due stili diversi di conduzione dell’allenamento:

- il primo stimola l’allievo a copiare e a riprodurre idee, movimenti, modelli e procedure proposte dall’istruttore. Prevede ordini, comandi e prescrizioni ed è quindi di tipo Direttivo/Riproduttivo/Deduttivo;

- il secondo stimola l’allievo a concorrere in diversa misura alla ricerca di nuove soluzioni, regole, movimenti e modelli. Prevede domande, presenta situazioni e problemi da risolvere e risulta quindi essere di tipo Non direttivo/Produttivo/Induttivo.


Specificata la differenza tra i due stili ribadisco che non c’è uno stile giusto e uno sbagliato, come anche ogni ragazzo può avere più bisogno di un modello direttivo piuttosto che non direttivo, in funzione del suo carattere e delle sue situazioni emotive in quel preciso momento.

Vedete quindi che, come già anticipato nella scorsa puntata, fare l’istruttore a livello giovanile è davvero complesso, tanto complesso quanto stupendo per la mole di emozioni e sensazioni positive che “tornano” e rimangono impresse nel nostro percorso.


Entrando un po' di più nello specifico, io mi riconosco (sia come idee che come personalità) in uno stile di tipo induttivo; la pazienza è la virtù dei forti diceva qualcuno, ed è proprio la pazienza una caratteristica determinante nelle categorie “sensibili”; saper aspettare però non basta, perché dobbiamo cercare sempre di più di aumentare il bagaglio dei nostri ragazzi; come? Aumentando prima di tutto il nostro bagaglio.

Essere specifici è una caratteristica che non solo denota un ottimo istruttore, ma che permette anche al singolo giocatore di cogliere molte più sfumature e apprendere più concetti. Facciamo un esempio relativo a un feedback specifico: spesso i nostri commenti nei confronti dei ragazzi sono molto larghi (come si dice in gergo) "bravo, ottimo, bella giocata"; tutti positivi, per carità, ma pensiamo invece a "Bravo Filippo, ottimo passaggio filtrante che superato la linea di pressione", che ne pensate? Filippo, dopo tutta la stagione con un istruttore di questo calibro, che tipo di crescita può avere? Beh, oltre che tecnica, sicuramente può sensibilmente aumentare il proprio bagaglio culturale che, ricordiamoci bene tutti, farà la differenza nella vita (non solo sportiva) qualunque essa sia. Ho imparato a lavorare per i 9.999 che non ci arrivano, rispetto all’1 che ci arriva. Può fare la differenza.


Vi farei notare, inoltre, anche l’importanza di agganciare i feedback (e le domande che vediamo a breve) al nome del ragazzo in questione; all’interno di un gruppo di lavoro dovremmo imparare a valorizzare tutti proprio perché il nostro comportamento influenza quello degli altri, quindi dobbiamo sempre essere noi i primi a carpire l’aspetto positivo, in ognuno dei ragazzi che abbiamo a disposizione.

Focalizzarsi sul positivo: mi piace ribadire il concetto che tendiamo sempre a lamentarci, siamo un popolo di mai contenti, che trova sempre le cose negative; soprattutto nel calcio, ancor di più nel calcio giovanile… perché? Se un mio giocatore su 10 cose che fa ne sbaglia 9, pensate che già non lo sappia da solo? Proviamo a partire da quella positiva, rinforziamo quella che, per piccola e banale che sia, darà ancora più stimoli a chi la “acquisisce” e ci permetterà di riuscire a ottenere ogni volta qualcosa in più.

Lo stile non direttivo, produttivo, induttivo inoltre ci permette di porre domande che permettono ai ragazzi di ragionare e arrivare a una soluzione in maniera autonoma. Quanto i nostri ragazzi sono abituati ad ascoltarci mentre fanno allenamento? Stimolare l’ascolto senza interrompere lo svolgimento del gioco è un altro aspetto che ritengo di primaria importanza.

Ci tengo a portare ancora alcuni aspetti importanti del format del cft (sempre legati agli stili di conduzione) che sono:

- ogni attività deve essere collegata alla comprensione del gioco (Allenamento integrato);

- la trasmissione del sapere dovrà avvenire su binari usuali per il fare (Semplice);

- non esisteranno più ruoli ma compiti (Universale).


La Nazionale italiana di calcio che sogno io (insieme a tutti i miei colleghi del progetto), quella del 2030, dovrà avere giocatori che rispecchieranno queste caratteristiche personali:

- autonomo, continuo, intenso, corretto, competente, sicuro, efficace.

Se pensate come me che sarebbe stupendo avere dei giocatori con tutte queste caratteristiche, vi lascio con una provocazione: cosa stiamo facendo per fare in modo che ciò accada?

Grazie come sempre e buon lavoro sul magnifico rettangolo verde!

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